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Le Dolomiti: un arcipelago tropicale

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Arcipelago fossile

Spesso si sente dire che le Dolomiti sono un arcipelago fossile.
Effettivamente, dal punto di vista geologico, i materiali che le compongono sono di origine marina.
L’arcipelago dolomitico è nato nel Triassico (a partire da 240 milioni di anni fa).
In quell’epoca la vita sulla Terra si stava riprendendo dopo un’imponente estinzione di massa: nell’antico mare della Tetide crescevano degli edifici carbonatici, costruiti nel corso di milioni di anni da esseri viventi chiamati biocostruttori.
Miliardi di ricci di mare, spugne, alghe, coralli e molluschi vivevano colonizzando, secondo logiche di simbiosi e solidarietà, le alture del fondale marino triassico, mantenendosi sempre a profondità vicine alla superficie per godere della luce e del calore del sole.
Possiamo quindi ben dire che le Dolomiti hanno molto a che fare con la vita e la biodiversità.

Mare pietrificato

Un elemento che poteva compromettere lo sviluppo degli organismi biocostruttori era la subsidenza, ovvero il lento e progressivo sprofondamento generale dell’area, che imponeva a queste colonie di continuare a crescere verticalmente e orizzontalmente, per non sprofondare e per poter godere della vicinanza della luce.
Crescevano così imponenti atolli e isole composti da resti di questi organismi capaci di sintetizzare dall’acqua del mare il carbonato di calcio necessario per la costruzione dei loro scheletri.
Ora l’eredità di questi edifici biocostruiti sono le pallide ed eteree cime di calcare e dolomia.
Queste montagne possono definirsi figlie di un “mare pietrificato”.

Danza di equilibri

La crescita di questo arcipelago è stata ritmata da una danza di equilibri durata per tutto il periodo Triassico:

  • Equilibri ciclici: fra le maree del mare e quelle della terra (sprofondamenti e temporanee emersioni).
  • Equilibri di relazione: fra i diversi esseri viventi che costruivano le isole.

Sfogo vulcanico

Ma la storia dell’arcipelago delle Dolomiti non finisce di stupirci.
Infatti la sua evoluzione ha visto, circa a metà del Triassico (235 milioni di anni fa), l’imporsi di grandi edifici vulcanici che con la loro attività (degassazioni, eruzioni, terremoti) hanno creato il caos nel limpido mare tropicale dolomitico e messo in crisi la vita marina.
Lave, brecce di esplosione e materiali erosi dai vulcani hanno iniziato a coprire le scogliere e le rampe sottomarine delle isole costruite da organismi.
La vita e il suo sviluppo subivano un momento di difficoltà, ma, alla fine dello sfogo vulcanico, l’arcipelago ha ripreso vitalità e la biodiversità ha potuto esprimersi in modo rinnovato.
Nel paesaggio attuale si può vedere una traccia di questi capitoli geologici: nella giustapposizione di rocce chiare (calcari e dolomie) e scure (vulcaniche). Questa particolarità è uno degli elementi scenici che definiscono la bellezza del paesaggio dolomitico.

Eredità geologica nel paesaggio

Terminata l’attività vulcanica, l’arcipelago ha continuato a svilupparsi grazie ad altre generazioni di isole biocostruite fino quasi alla fine del Triassico. Poi è sparito, ricoperto da sedimenti che progressivamente lo hanno trasformato in una pianura sabbiosa e fangosa posta al pelo dell’acqua. Qui vagavano i primissimi dinosauri.
In seguito questi atolli fossili dolomitizzati sono stati sollevati dal mare assieme al resto delle rocce precedenti e successive e ora dominano il cielo con le loro tenui sfumature.
L’arcipelago tropicale dolomitico in qualche modo è morto e un passato fatto di bellezze marine è stato trasformato nelle stupende montagne che tutto il mondo ci invidia. Il paesaggio contemporaneo, ritenuto fra i più belli del mondo, contiene tratti dei paesaggio marino triassico, spesso perfettamente conservato fra le rocce.
La storia di questi luoghi è fatta di rigenerante bellezza.

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